Le favole di Lang

LIBRO OLIVA

indice Libro oliva     |     home page

The Clever Weaver

(MP3-05'33'')


Once upon a time the king of a far country was sitting on his throne, listening to the complaints of his people, and judging between them. That morning there had been fewer cases than usual to deal with, and the king was about to rise and go into his gardens, when a sudden stir was heard outside, and the lord high chamberlain entered, and inquired if his majesty would be graciously pleased to receive the ambassador of a powerful emperor who lived in the east, and was greatly feared by the neighbouring sovereigns. The king, who stood as much in dread of him as the rest, gave orders that the envoy should be admitted at once, and that a banquet should be prepared in his honour. Then he settled himself again on his throne, wondering what the envoy had to say.

The envoy said nothing. He advanced to the throne where the king was awaiting him, and stooping down, traced on the floor with a rod which he held in his hand a black circle all round it. Then he sat down on a seat that was near, and took no further notice of anyone.

The king and his courtiers were equally mystified and enraged at this strange behaviour, but the envoy sat as calm and still as an image, and it soon became plain that they would get no explanation from him. The ministers were hastily summoned to a council, but not one of them could throw any light upon the subject. This made the king more angry than ever, and he told them that unless before sunset they could find someone capable of solving the mystery he would hang them all.

The king was, as the ministers knew, a man of his word; and they quickly mapped out the city into districts, so that they might visit house by house, and question the occupants as to whether they could fathom the action of the ambassador. Most of them received no reply except a puzzled stare; but, luckily, one of them was more observant than the rest, and on entering an empty cottage where a swing was swinging of itself, he began to think it might be worth while for him to see the owner. Opening a door leading into another room, he found a second swing, swinging gently like the first, and from the window he beheld a patch of corn, and a willow which moved perpetually without any wind, in order to frighten away the sparrows. Feeling more and more curious, he descended the stairs and found himself in a large light workshop in which was seated a weaver at his loom. But all the weaver did was to guide his threads, for the machine that he had invented to set in motion the swings and the willow pole made the loom work.

When he saw the great wheel standing in the corner, and had guessed the use of it, the merchant heaved a sigh of relief. At any rate, if the weaver could not guess the riddle, he at least might put the minister on the right track. So without more ado he told the story of the circle, and ended by declaring that the person who could explain its meaning should be handsomely rewarded.

‘Come with me at once,’ he said. ‘The sun is low in the heavens, and there is no time to lose.’

The weaver stood thinking for a moment and then walked across to a window, outside of which was a hen-coop with two knuckle-bones lying beside it. These he picked up, and taking the hen from the coop, he tucked it under his arm.

‘I am ready,’ he answered, turning to the minister.

In the hall the king still sat on his throne, and the envoy on his seat. Signing to the minister to remain  where he was, the weaver advanced to the envoy, and placed the knuckle-bones on the floor beside him. For answer, the envoy took a handful of millet seed out of his pocket and scattered it round; upon which the weaver set down the hen, who ate it up in a moment. At that the envoy rose without a word, and took his departure.

As soon as he had left the hall, the king beckoned to the weaver.

‘You alone seem to have guessed the riddle,’ said he, ‘and great shall be your reward. But tell me, I pray you, what it all means?’

‘The meaning, O king,’ replied the weaver, ‘is this: The circle drawn by the envoy round your throne is the message of the emperor, and signifies, “If I send an army and surround your capital, will you lay down your arms?” The knuckle-bones which I placed before him told him, “You are but children in comparison with us. Toys like these are the only playthings you are fit for.” The millet that he scattered was an emblem of the number of soldiers that his master can bring into the field; but by the hen which ate up the seed he understood that one of our men could destroy a host of theirs.’

‘I do not think,’ he added, ‘that the emperor will declare war.’

‘You have saved me and my honour,’ cried the king, ‘and wealth and glory shall be heaped upon you. Name your reward, and you shall have it even to the half of my kingdom.’

‘The small farm outside the city gates, as a marriage portion for my daughter, is all I ask,’ answered the weaver, and it was all he would accept. ‘Only, O king,’ were his parting words, ‘I would beg of you to remember that weavers also are of value to a state, and that they are sometimes cleverer even than ministers!’



From Contes Arméniens. Par Frédéric Macler.

Il tessitore intelligente

 


C’era una volta un re che sedeva sul trono in un paese lontano, ascoltando le lamentele del popolo e giudicando. Una mattina c’erano stati più casi del solito da dirimere e il re si era alzato per andare in giardino, quando all’esterno si sentì un inaspettato trambusto ed entrò il gran ciambellano il quale chiese se sua maestà si sarebbe degnato graziosamente di ricevere l’ambasciatore di un potente imperatore che viveva a est ed era molto temuto dai sovrani confinanti. Il re, il quale lo temeva come gli altri, diede ordine che l’inviato fosse fatto entrare subito e che fosse approntato un banchetto in suo onore. Poi sedette di nuovo sul trono, domandandosi che cosa dovesse dirgli l’inviato.

L’inviato non disse nulla. Avanzò verso il trono sul quale il re lo stava aspettando e, chinandosi, vi tracciò tutt’attorno un cerchio nero per terra con la bacchetta che teneva in mano poi sedette su una sedia che era lì vicino e da lì in avanti non badò più a nessuno.

Il re e i cortigiani erano parimenti perplessi e arrabbiati per quello strano comportamento, ma l’inviato sedeva calmo e immobile come una statua e ben presto fu chiaro che da lui non avrebbero avuto nessuna spiegazione. I ministri furono rapidamente chiamati a consiglio, ma nessuno di loro poté far luce sulla questione. Ciò fece arrabbiare più che mai il re, il quale disse che, se prima del tramonto non avessero trovato qualcuno in grado di risolvere il mistero, li avrebbe fatti impiccare tutti.

Il re era un uomo di parola, come ben sapevano i ministri, e si affrettarono a suddividere la città in distretti così che potessero visitarla casa per casa a e chiedere ai suoi occupanti se potessero comprendere l’atto dell’ambasciatore. Molti di loro ricevettero solo sguardi perplessi ma, fortunatamente, uno fu più osservatore degli altri e, entrando in una casa vuota in cui una ruota stava girando da sola, cominciò a pensare che sarebbe valsa la pena di trovare il proprietario. Aprendo una porta che conduceva in un’altra stanza, trovò un’altra ruota che girava dolcemente come la prima e dalla finestra vide un mucchietto di granturco e un salice che si muoveva sempre senza un soffio di vento allo scopo di spaventare i passeri. Sempre più incuriosito, scese le scale e si trovò in un ampio e luminoso laboratorio in cui un tessitore era seduto al telaio. Tutto ciò che il tessitore faceva era guidare i fili perché la macchina che aveva inventato per mettere in movimento le ruote e il salice faceva il lavoro del telaio.

Quando vide la grande ruota che si trovava in un angolo e ne intuì l’uso, il mercante emise un sospiro di sollievo. Ad ogni buon conto, seppure il tessitore non avesse sciolto l’enigma, infine avrebbe potuto mettere il ministro sulla buona strada. Così senza ulteriore indugio, gli raccontò la storia del cerchio e concluse dichiarando che la persona che ne avesse spiegato il significato sarebbe stata generosamente ricompensata.

“Vieni subito con me,” disse. “Il sole è basso sull’orizzonte e non c’è tempo da perdere.”

Il tessitore rimase un momento a pensare e poi andò a una finestra, fuori della quale c’era una stia con due astragali (1) posati accanto. Li sollevò e, prendendo la gallina dalla stia, se la mise sotto il braccio.

“Sono pronto.” rispose, rivolgendosi al ministro.

Nella sala il re sedeva immobile sul trono e l’ambasciatore sulla sedia. Facendo segno al ministro di restare dove si trovava, il tessitore si avvicinò all’inviato e collocò gli astragali sul pavimento accanto a lui. Per tutta risposta, l’inviato prese dalla tasca una manciata di semi di miglio e la sparpagliò attorno; il tessitore vi pose la gallina, che li mangiò in un momento. Al che l’inviato si alzò senza una parola e se ne andò.

Appena ebbe lasciato la sala, il re fece cenno al tessitore di avvicinarsi.

“Tu solo sembri aver sciolto l’enigma,” disse “e la tua ricompensa sarà grande. Dimmi però, ti prego, che cosa significa tutto ciò?”

“Il significato, maestà,” rispose il tessitore, “è questo: il cerchio disegnato dall’inviato intorno al vostro trono è un messaggio dell’imperatore e significa: ‘Se mando il mio esercito a circondare la capitale, deporrai le armi?’ Gli astragali che ho ho posto davanti a lui gli hanno detto: ‘Siete bambini in confronto a noi. Giocattoli simili sono gli unici trastulli adatti a voi.’ il miglio che ha sparso era il simbolo del numero di soldati che il suo signore può condurre sul campo, ma con la gallina che ha mangiato i semi ha capito che uno dei nostri uomini potrebbe distruggere una gran quantità dei loro.”

“Non penso che l’imperatore vi dichiarerà guerra.” aggiunse il tessitore.

“Hai salvato me e il mio onore” esclamò il re, “ e ne avrai onore e gloria. Chiedi la tua ricompensa e potrai avere anche metà del regno.”

“La piccola fattoria fuori dai cancelli della città come dote nuziale per mia figlia è tutto ciò che chiedo.” rispose il tessitore e fu tutto ciò che volle accettare. “Solo maestà” furono le parole con cui si accomiatò “vi prego di ricordare che anche i tessitori hanno valore per lo stato e che a volte sono più intelligenti persino dei ministri!”



Da Storie armene raccolte da Frédéric Macler



(1) Specie di dado ricavato dall’astragalo di capra o di montone, o prodotto, a imitazione di questo, in altro materiale (avorio, pietra, ecc.), usato dagli antichi per varî giochi (giochi degli a.), di cui il più comune era analogo a quello dei dadi (Treccani)

(traduzione dall'inglese di Annarita Verzola)

indice Libro oliva     |     home page